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Dal bollo cartaceo al bollo digitale: il servizio @e.bollo
Per la stragrande maggioranza di cittadini, imprese e professionisti la marca da bollo è associata a gesti esclusivamente “fisici”: andare in tabaccheria, acquistare un contrassegno, applicarlo su un documento e consegnarlo al destinatario.
Quando però si parla di una pratica telematica il modello mostra tutti i suoi limiti. Per questo motivo l’Agenzia delle Entrate ha introdotto un servizio dedicato all’assolvimento dell’imposta di bollo in modalità digitale valido per le istanze trasmesse alla Pubblica amministrazione, denominato @e.bollo.
Ma un problema rimane: come fare per collegare in modo certo una marca da bollo digitale a uno specifico documento informatico?
Un’imposta antica dentro una PA sempre più digitale
L’imposta di bollo, comunemente conosciuta come “marca da bollo”, è una delle imposte più antiche del sistema tributario italiano. La sua origine si colloca nella legge sulle tasse di bollo approvata nel 1862, che riordinò la disciplina del tributo nel Regno d’Italia.
La disciplina organica oggi vigente è invece contenuta nel Decreto del Presidente della Repubblica 26/10/1972, n. 642, che regola presupposti, atti soggetti all’imposta e le modalità di assolvimento (che a suo tempo erano, inevitabilmente, esclusivamente in modalità cartacea).
Il limite del bollo tradizionale nelle pratiche online
Con la progressiva digitalizzazione dei servizi pubblici, l’imposta di bollo ha iniziato a divenire uno degli elementi più delicati nella gestione delle pratiche telematiche. Il cittadino può compilare una domanda online, allegare file, apporre una firma elettronica e ottenere la ricevuta via PEC… ed essere ancora costretto a gestire la marca da bollo come un adempimento separato.
Purtroppo, in assenza di un servizio nazionale dedicato, nella maggior parte dei casi i cittadini devono acquistare un contrassegno fisico, riportarne gli estremi nella pratica e dichiarare che non sarà riutilizzato, conservarlo ed eventualmente esibirlo in caso di controllo.
Il risultato è un paradosso: la pratica è digitale, ma una parte dell’adempimento resta costruita su logiche cartacee o comunque esterne al flusso online. Questo aumenta il rischio di errori, rende più complessa l’esperienza per il cittadino e obbliga la PA a svolgere verifiche e controlli difficili e dispendiosi.
Il servizio @e.bollo
Il servizio @e.bollo nasce per superare questo paradosso e fornire alle PA un servizio digitale centralizzato a livello nazionale. La sua base normativa è rappresentata dall’articolo 1, comma 596 della Legge 27/12/2013, n. 147, e dal successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 19/09/2014, che ne ha disciplinato le modalità di attuazione.
@e.bollo eroga funzionalità che consentono di acquistare una marca da bollo digitale attraverso un Prestatore di servizi di pagamento (PSP) aderente al circuito pagoPA e convenzionato con l’Agenzia delle Entrate.
Un aspetto chiave è che la marca da bollo non viene acquistata dal cittadino accedendo a un portale dedicato, ma deve essere la PA a integrare le funzionalità di @e.bollo direttamente all’interno dei propri servizi online.
Ulteriore aspetto fondamentale, che risponde alla domanda in apertura, è la necessità di stabilire una correlazione univoca tra il versamento e il documento su cui la marca da bollo deve essere “apposta”. Da questo punto di vista, per ogni versamento effettuato il @e.bollo restituisce l’“Identificativo univoco di bollo digitale” (“IUBD”) della marca da bollo acquistata e l’impronta informatica (“hash”) che identifica univocamente il documento su cui la marca viene “applicata”. In questo modo la marca viene associata con certezza al documento informatico per il quale è stato acquistata, e non può essere riutilizzata per un altro documento.
I vantaggi per cittadini, imprese e professionisti
Per cittadini, imprese e professionisti il vantaggio principale è evidente: la semplificazione del percorso di presentazione delle pratiche telematiche. Quando un servizio online di una PA è integrato con le funzionalità di @e.bollo, il pagamento può essere gestito direttamente nell’ambito nel flusso telematico di presentazione della pratica.
I vantaggi per la PA
Anche per la PA il vantaggio è evidente: la certezza di assolvimento dell’imposta di bollo senza la necessità di controlli manuali, che ad ogni modo non restituirebbero alcuna certezza (si pensi, ad esempio, al caso di un cittadino che riutilizza più volte lo stesso numero seriale di una marca da bollo per la presentazione di istanze diverse destinate a PA diverse). Quando il servizio online di una PA è integrato con il servizio @e.bollo il pagamento è generato di volta in volta dal PSP e associato a un preciso documento in maniera univoca.
Una servizio utile ma ancora poco integrato nei servizi online della PA
@e.bollo rappresenta un tassello fondamentale della trasformazione digitale della PA. La sua efficacia, però, come detto, dipende dalla sua integrazione all’interno dei servizi online di ciascun ente. Il cittadino, infatti, può utilizzare il servizio solo quando l’Amministrazione lo ha integrato nei propri servizi online.
Questo è il punto decisivo: la digitalizzazione non si misura soltanto dalla possibilità di compilare un modulo online, ma dalla capacità di costruire servizi completamente digitali. Se il pagamento dell’imposta resta separato dalla pratica, il cittadino continua a percepire il servizio online come frammentato. Se invece il bollo viene gestito nello stesso percorso digitale, l’esperienza diventa più semplice, sicura e più vicina alle esigenze reali del cittadino. Ed è qui che aumenta sensibilmente la fiducia dei cittadini nella capacità della PA di essere davvero digitale.
