Andrea Tironi e Giovanni Bonati L’intelligenza artificiale entra sempre più concretamente nell’agenda della pubblica amministrazione…

Cruscotto Italia e SIMBA: quando i dati smettono di essere un segreto
Immaginate un responsabile informatico di un Comune lombardo di tremila abitanti. Martedì mattina, riunione con il sindaco: bisogna rispondere a una domanda arrivata dal giornale locale. “Quanti progetti PNRR ha il nostro Comune? Siamo in linea con gli altri della Provincia? Come stiamo sui contratti pubblici rispetto alla media regionale?”. Risposta: “Non lo so. Dovrei accedere a ReGiS, poi ad ANAC, poi a OpenBDAP, poi a SIOPE. Ognuno ha il suo portale, il suo codice di accesso, la sua logica. Mi ci vuole mezza giornata”.
Ora aprite Cruscotto Italia, digitate il nome del Comune, e in trenta secondi avete 24 aree tematiche coperte, dai contratti PNRR alla qualità dell’aria, dai redditi IRPEF ai punti di ricarica elettrica, tutto aggregato da fonti istituzionali certificate. Dati che c’erano già, tutti pubblici, tutti aperti, ma sparsi come pezzi di un puzzle che nessuno aveva mai messo insieme in modo leggibile.
Questo è Cruscotto Italia e accanto a lui c’è SIMBA, acronimo di Sistema intelligente per la ricerca di metadati, bonifica e arricchimento semantico, che lavora sull’altro lato del problema: non la fruizione dei dati, ma la loro qualità alla fonte.
I due strumenti sono stati presentati da AgID al ForumPA di Roma il 10 giugno 2026, sono gratuiti e open source.
I dati aperti esistono, ma pochi li usano
L’Italia nel 2025 è salita al 5° posto nell’Open Data Maturity Report europeo, guadagnando tre posizioni rispetto all’anno precedente. Un risultato di cui andare fieri, sulla carta. Eppure chiunque abbia lavorato concretamente con i Comuni sa che questo primato non si traduce in uso reale dei dati.
I dati ci sono, sono aperti per legge e sono pubblicati, ma sono distribuiti su decine di portali diversi, ognuno con la propria struttura, i propri codici identificativi, le proprie chiavi di lettura. ANAC usa il CIG, OpenBDAP usa il CUP, ISTAT usa il codice ISTAT, ReGiS usa il codice fiscale dell’ente. Mondi diversi, nessuna chiave comune che li unisca.
Il risultato è che i dati aperti italiani sono come una biblioteca enorme con i libri sugli scaffali giusti, ma senza un catalogo e senza un bibliotecario. Chi sa cercare trova oro. Chi non è esperto non trova nulla, o trova qualcosa di sbagliato.
Non siamo davanti a una questione di buona volontà, ma di tempo e competenza perché un ufficio di un medio Comune italiano non ha un data analyst.
Cruscotto Italia e SIMBA nascono esattamente da questa consapevolezza.
Cruscotto Italia, il Comune visto dall’alto
Cosa è e cosa fa
Cruscotto Italia è una piattaforma di visualizzazione e analisi che aggrega, per ognuno degli 7.894 Comuni italiani, i dati pubblici disponibili sulle principali banche dati nazionali. Ogni Comune ha una scheda unica, leggibile, organizzata in 24 aree tematiche: demografia, ambiente, istruzione, salute, redditi, contratti pubblici, opere, PNRR, beni culturali, pendolarismo, veicoli, terzo settore, farmacie, distributori di carburante, punti di ricarica elettrica e altro ancora.
I dati vengono attinti senza alcun onere per i Comuni, direttamente dalle fonti istituzionali: ANAC per i contratti pubblici in formato OCDS, OpenBDAP per le opere monitorate dal MEF, SIOPE per i flussi di cassa, ReGiS per i progetti PNRR, ISTAT per demografia e censimento, ISPRA per ambiente e consumo di suolo, AGCOM per la copertura broadband, GSE per i punti di ricarica, Agenzia delle entrate per l’ANNCSU e il catasto, e via elencando. In tutto si parla di oltre 40 milioni di record tra civici e strade, imprese e addetti, flussi di cassa, contratti e opere e oltre 100 milioni tra fogli e particelle catastali.
La federazione delle fonti
Il vero lavoro non è stato raccogliere i dati, già pubblici, ma federarli. Ogni fonte usa un identificativo diverso: il Codice ISTAT del comune è la chiave che Cruscotto Italia usa per unificare tutto. Contratti ANAC, opere BDAP, progetti PNRR: tutto viene ricondotto al codice Comune ISTAT, che diventa il nodo di connessione tra mondi che prima parlavano lingue diverse.
Il risultato è concreto: si cercano i dati del proprio Comune e, in pochi secondi, si ha una panoramica completa su bilanci, appalti, scuole, farmacie, qualità dell’aria, redditi medi dei contribuenti, patrimonio immobiliare pubblico. Dati che esistevano già, ma che nessuno aveva mai messo insieme per quel comune specifico.
Tutto il codice è open source con licenza AGPL-3.0 e i dati sono rilasciati sotto licenza CC-BY 4.0, il che significa che qualunque sviluppatore può contribuire a migliorare la soluzione su altri contesti.
I dati comunali parlano con l’AI
La scelta tecnologica più significativa di Cruscotto Italia non è nella dashboard, ma nel protocollo aperto MCP (Model Context Protocol) che consente agli agenti di intelligenza artificiale di interrogare i dati del Cruscotto in linguaggio naturale.
Un chatbot o un assistente AI può quindi accedere direttamente ai dati comunali certificati e rispondere a domande come “Qual è l’avanzamento dei progetti PNRR dei Comuni di una Provincia?”, oppure “Confronta i redditi medi di Brescia e Bergamo negli ultimi tre anni”. Ogni risposta è tracciabile alla fonte istituzionale di origine, assicurando dati reali con provenienza dichiarata.
SIMBA, la suite che nessuno aveva ancora costruito
La qualità dei dati alla fonte
Cruscotto Italia risolve il problema della fruizione, mentre SIMBA attacca il problema a monte relativo alla qualità dei dati che la Pubblica amministrazione produce.
Chiunque abbia lavorato con open data pubblici conosce bene la scena: file CSV con colonne vuote senza capire perchè, codici identificativi scritti in modi diversi nello stesso dataset (‘Milano’, ‘MI’, ‘Milano MI’, ‘comune di Milano’), date in formati incompatibili, valori numerici con virgola o punto a seconda di chi ha esportato il file, vocabolari controllati ignorati o reinventati da ogni ente a modo suo. La correttezza formale dei metadati, su cui si concentra la stragrande maggioranza degli strumenti di validazione esistenti, è solo la superficie del problema.
SIMBA sposta l’attenzione dalla correttezza formale dei metadati (schema DCAT-AP_IT compilato bene) alla qualità effettiva dei dati contenuti nei dataset. La differenza è sostanziale: un dataset può avere metadati perfetti e dati interni completamente inutilizzabili.
Come funziona
La Pubblica amministrazione che usa SIMBA può caricare direttamente i propri file CSV nella piattaforma. Il sistema genera automaticamente un punteggio di qualità del dato e una lista di problemi rilevati, intervenendo su campi vuoti, formati incoerenti, codifiche miste, assenza di vocabolari controllati e ontologie standard (come quelle di schema.gov.it). Il sistema supporta poi la correzione dei dati, il loro arricchimento semantico e la ripubblicazione del dataset migliorato.
Per i fornitori tecnologici che gestiscono dataset per conto di molti enti, SIMBA offre un validatore CSV multiplo: decine di file da clienti diversi, analizzati in parallelo, con identificazione rapida dei problemi e pianificazione delle correzioni. Questo vale oro per chi ha in gestione sistemi informativi comunali in pool, come i consorzi di comuni: invece di scoprire i problemi di qualità dopo la pubblicazione, li si intercetta prima.
Interrogare i dati in linguaggio naturale
La componente chatbot di SIMBA consente a cittadini e analisti di interrogare il catalogo nazionale attraverso domande in linguaggio naturale, senza bisogno di conoscere la struttura tecnica del portale o le API sottostanti. “Trova tutti i dataset sulla qualità dell’aria in Lombardia aggiornati nel 2025” diventa una domanda come un’altra, non una ricerca tecnica.
Viene reso disponibile anche un server MCP che riutilizza la soluzione CKAN MCP Server sviluppata dall’Associazione OnData, testata e applicabile non solo sul catalogo nazionale, ma su tutti i cataloghi basati sulla tecnologia open source CKAN. Un’infrastruttura quindi potenzialmente esportabile a scala regionale e locale.
L‘infrastruttura dati diventa parlante
Vale la pena fermarsi un momento sul tema MCP, perché non è solo una scelta tecnica, ma un’indicazione precisa di dove sta andando l’interazione tra AI e dati istituzionali.
Il Model Context Protocol è uno standard aperto che consente agli agenti AI di interrogare sorgenti dati in modo strutturato, ricevere risposte in formato machine-readable, e soprattutto sapere da dove vengono quei dati. È il protocollo che i principali assistenti AI (Claude di Anthropic, ma anche altri) usano per connettersi a sistemi esterni in modo nativo.
Il fatto che AgID abbia scelto di esporre i dati di Cruscotto Italia tramite MCP significa che un funzionario comunale, un giornalista, un ricercatore, un cittadino, potrà in futuro interrogare i dati di qualunque Comune italiano attraverso il proprio assistente AI preferito, ottenendo risposte ancorate a fonti istituzionali certificate.
Questo ribalta completamente il paradigma dell’accesso ai dati pubblici. Fino ad oggi il problema era “come accedo ai dati?”, mentre con MCP il problema diventa “cosa voglio sapere?”.
Cosa manca ancora
Chi produce i dati non sempre sa come produrli bene. SIMBA può diagnosticare un CSV mal formato, ma non può sostituire la competenza interna di chi lo ha prodotto. Se il dipendente comunale che esporta il dataset degli appalti non conosce cosa sia un codice ATECO, il validatore gli dirà cosa c’è di sbagliato, ma lui potrebbe non sapere come correggerlo.
Lo stesso vale per Cruscotto Italia: i dati che aggrega sono quelli che le Pubbliche amministrazioni titolari producono e pubblicano. Se un Comune non aggiorna i propri dati su ANAC, se le opere pubbliche non vengono monitorate correttamente su OpenBDAP, se i flussi di cassa su SIOPE hanno anomalie non corrette, Cruscotto Italia le mostrerà fedelmente.
C’è poi una questione di presidio organizzativo. Chi, in un comune di tremila abitanti, è responsabile della qualità dei dati pubblicati? Il RTD, Responsabile per la Transizione al Digitale? Spesso è una figura nominata formalmente ma non dotata di strumenti, tempo o formazione per presidiare questo aspetto. Il Piano Triennale prevede obiettivi di qualità e formazione open data, ma la distanza tra gli obiettivi nazionali e la realtà quotidiana dei piccoli comuni è ancora notevole.
Infine, l’integrazione MCP è potentissima in prospettiva, ma richiede che qualcuno sappia usarla. L’AI che interroga Cruscotto Italia in linguaggio naturale è uno scenario reale già oggi, ma presuppone una cultura digitale e una familiarità con strumenti AI che nella PA locale è ancora da costruire.
La domanda giusta da farsi
Allora Cruscotto Italia e SIMBA servono o non servono? Servono eccome. Sono probabilmente il contributo più concreto e pratico all’ecosistema open data italiano degli ultimi anni. Questo perché fanno una cosa che sembrava ovvia e che nessuno aveva ancora fatto: mettere insieme dati che già esistevano, in un formato leggibile da umani e macchine, gratis, open source, con fonti dichiarate.
Ma la domanda giusta da farsi è chi userà questi strumenti e con quali obiettivi.
Da confronti con amministratori locali e dirigenti di enti comunali, emerge un pattern costante: la barriera all’uso degli strumenti digitali raramente è tecnologica. È culturale e organizzativa. Non è “questo strumento è troppo complicato'” ma “non ho tempo di imparare un nuovo strumento”.
Cruscotto Italia e SIMBA abbassano drasticamente la barriera tecnologica, ma rimane la necessità di una formazione continua, con figure di presidio competenti negli enti, con incentivi reali all’uso e alla qualità dei dati, con una narrazione che faccia capire perché i dati aperti di qualità sono nell’interesse dello stesso ente che li produce.
Il Piano Triennale 2024-2026 aggiornato al 2026 prevede cicli di formazione open data e obiettivi specifici per la qualità dei dataset. È un segnale positivo. Ma quattro cicli di formazione per l’intero sistema PA italiano sono una goccia nell’oceano.
Costruire l’ecosistema
Cruscotto Italia e SIMBA sono la precondizione per un ecosistema open data che funzioni davvero. Prima di loro, usare i dati pubblici richiedeva competenze tecniche non banali. Il valore dei dati aperti per un Comune è importante per sapere se si è in linea con la media provinciale sulle opere pubbliche, confrontare i redditi medi dei propri contribuenti con quelli dei Comuni vicini, avere in un click l’elenco aggiornato delle scuole, delle farmacie, dei beni culturali del proprio territorio.
Gli strumenti però da soli non bastano perché serve investire su formazione, presidio, incentivi, cultura del dato per fare in modo che il responsabile informatico del Comune tragga valore aggiunto dall’utilizzo di Cruscotto Italia e valorizzi così l’eccellente lavoro fatto da Agid.
