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Persone con smartphone in luogo pubblico

Ipnosi digitale: cos’è e come si previene

Immaginiamo una scena quotidiana: in treno, in coda dal medico o sul divano di casa vediamo persone con lo sguardo incollato allo smartphone, come ipnotizzate dalla luce blu dello schermo. Non è fantascienza, ma la realtà della nostra società iperconnessa: ormai si parla di “ipnosi digitale” per descrivere questo incantesimo collettivo che ci tiene avvinti ai social media e agli schermi dei nostri telefoni.

Attenzione catturata e dipendenza digitale

Bastano poche vibrazioni o notifiche sul telefono per catturare la nostra attenzione. Social media e app di messaggistica sono progettati per tenerci incollati allo schermo: ogni like, messaggio o novità nel feed ci regala una gratificazione, spingendoci a controllare il dispositivo in continuazione. Ci ritroviamo così quasi “stregati” da questi schermi, incapaci di resistere alla tentazione di dare un’occhiata . Non a caso, c’è chi paragona lo smartphone a una siringa digitale che inietta continuamente stimoli nel nostro cervello . Il risultato è la nascita di una dipendenza digitale, dove più usiamo questi strumenti più ne sentiamo il bisogno.

L’intelligenza artificiale dietro lo schermo

A rendere il richiamo dello smartphone ancor più forte contribuisce l’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale (IA) nei servizi digitali. Ogni volta che navighiamo su un social network, algoritmi avanzati raccolgono dati sui nostri clic, sui Mi piace e sul tempo che sostiamo su ogni contenuto. Il loro obiettivo è tenerci coinvolti più a lungo: per riuscirci, ci mostrano contenuti su misura, scelti in base ai nostri interessi e comportamenti. Basta aprire TikTok o YouTube per accorgersi che i contenuti proposti sembrano fatti apposta per noi . Questa personalizzazione può rinchiuderci in una bolla: vediamo quasi solo ciò che conferma le nostre opinioni, con il rischio di perdere di vista prospettive diverse. È il fenomeno noto come filter bubble, in cui si indebolisce il senso critico ed è più facile finire vittime di disinformazione .

Conseguenze: dall’individuo alla collettività

Sul piano individuale, vari studi collegano un uso eccessivo di smartphone e social a problemi come ansia, depressione, disturbi del sonno e comportamenti compulsivi . La cosiddetta ipnosi digitale si manifesta proprio così: un incantesimo tecnologico che può farci perdere il contatto con la realtà, alterando abitudini e priorità quotidiane .

Sul piano collettivo: basti pensare che trend e notizie virali sul web orientano il dibattito pubblico, fino a influenzare elezioni o proteste di massa. Quando ogni individuo vive nella propria bolla digitale, diventa più difficile avere una base di verità condivisa, e la società tende a polarizzarsi. Stiamo vivendo una sorta di trance digitale collettiva, in cui reagiamo agli stimoli online quasi in automatico, come un pubblico rapito dallo scroll infinito.

Risvegliarsi: verso un equilibrio tra tecnologia e consapevolezza

La buona notizia è che si può spezzare l’incantesimo e prevenire un’ipnosi digitale pervasiva. Il primo passo è prendere consapevolezza del problema: capire quanto la tecnologia ci condiziona è già un passo verso la libertà di scelta. Possiamo poi adottare semplici strategie quotidiane per mantenere l’equilibrio: stabilire ogni giorno periodi senza smartphone e concedersi un digital detox (una giornata off-line per riscoprire il mondo reale); inoltre è utile disattivare le notifiche superflue e imporsi un limite di ore di schermo al giorno; e riempire il tempo liberato con esperienze significative, come sport, lettura o conversazioni faccia a faccia. Infine, servono più educazione digitale (già dalle scuole) e un impegno delle aziende tecnologiche nel progettare piattaforme più a misura d’uomo. In questo modo possiamo godere dei benefici dell’innovazione senza esserne prigionieri: la tecnologia al servizio del nostro benessere, non viceversa.

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