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La telemedicina è una modalità integrativa che migliora l'efficienza e l'efficacia delle cure abbattendo i limiti delle distanze.

Telemedicina, come cambia il rapporto tra i cittadini e il sistema sanitario

Le tecnologie digitali hanno introdotto importanti cambiamenti nella medicina, non solo per quanto riguarda lo sviluppo di macchinari e strumenti sempre più avanzati, ma anche nel rapporto tra medico e paziente, da sempre basato sulla vicinanza fisica. Oggi un medico può visitare un paziente a distanza e in tempo reale, prescrivere farmaci o cure con una videochiamata (televisita) o confrontarsi con altri medici per valutare le terapie migliori per un paziente (teleconsulto).

In questo articolo analizziamo le opportunità e i casi d’uso della telemedicina in Italia e capiamo quali cambiamenti ci saranno a seguito dell’approvazione della Legge 02/12/2025 n. 182 che introduce misure di semplificazione che riguardano la certificazione medica con modalità di telemedicina.

Che cos’è la telemedicina?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito la telemedicina come “l’erogazione dei servizi sanitari quando la distanza è un fattore critico”.  Non si tratta dunque di un’alternativa alle prestazioni sanitarie tradizionali, ma di una modalità integrativa per migliorarne l’efficacia e l’efficienza delle cure.

Infatti, se può essere poco efficace per la prima visita di un nuovo paziente (non è facile per un medico fare una valutazione completa dello stato di salute di un nuovo paziente, senza poterlo visitare di persona), la telemedicina diventa utile per il monitoraggio costante dei parametri vitali dei pazienti già classificati come soggetti a rischio o affetti da patologie. Ad esempio, dopo che il medico ha diagnosticato il diabete con una visita medica in studio, il paziente può inviare i dati sulla glicemia al medico senza doversi recare costantemente in ambulatorio, ma utilizzando un’app dedicata oppure comunicandoglieli durante la televisiva.

Le Linee di indirizzo nazionali del Ministero della Salute enfatizzano molto l’utilità della telemedicina per il monitoraggio e identificano altre quattro finalità sanitarie in cui è possibile praticare la telemedicina: prevenzione secondaria, diagnosi, cura, riabilitazione. Un esempio importante riguarda la dialisi a domicilio, che permette al paziente di farla da casa, mentre viene monitorato costantemente a distanza dal centro dialisi. 

Come cambia il ruolo del paziente?

La telemedicina non si limita a introdurre nuovi strumenti e modalità operative nel campo medico, ma lancia la sfida di un cambiamento culturale, perché attribuisce un ruolo attivo al paziente.

Nel paragrafo precedente abbiamo fatto l’esempio della misurazione dei parametri della glicemia, ma lo stesso vale anche per la misurazione della saturazione dell’ossigeno o della pressione sanguigna: il paziente è autonomo nell’uso dello strumento di misurazione e nella condivisione dei dati con il medico, piuttosto che di documenti delle visite e degli esami.

Il paziente assume un ruolo attivo perché non è più solo colui che si fa curare, ma diventa anche colui che contribuisce a rendere la cura efficace, fornendo feedback costanti sul suo stato di salute.

Per essere efficace, l’autonomia del paziente deve essere sostenuta da un’adeguata formazione sull’uso degli strumenti di misurazione e di condivisione dei dati, sia per il paziente stesso sia per il medico.

Quali sono gli ambiti di applicazione?

La riduzione delle distanze tra medico e paziente è un vantaggio molto importante per il contesto italiano, nel quale una parte significativa della popolazione (circa 13 milioni di cittadini) vive nelle cosiddette “aree interne”, cioè quei territori distanti dai servizi essenziali, come istruzione, mobilità e salute. La telemedicina può dare continuità di cura ai cittadini, migliorando la qualità della vita dei pazienti e dei loro caregiver (le figure che si prendono cura in ambito domestico di una persona non autosufficiente). 

L’aumento della popolazione anziana e dei pazienti con patologie croniche stanno cambiando il modo in cui sono organizzati i servizi sanitari, spostando il fulcro dell’assistenza dall’ospedale al territorio. La casa del paziente è sempre più considerata come il primo luogo di cura, a beneficio delle sue condizioni di vita e della riduzione del carico di lavoro sulle strutture sanitarie, rendendo la figura del caregiver sempre più centrale anche nelle attività di telemedicina: sono proprio questi soggetti ad affiancare il paziente nelle attività di monitoraggio e di cura da casa.

I vantaggi sono anche economici: i pazienti possono ridurre le spese per gli spostamenti verso le strutture sanitarie, che spesso sono molto distanti rispetto alla propria abitazione, mentre le strutture sanitarie possono gestire meglio i servizi e ridurre le ospedalizzazioni quando non sono indispensabili. 

Negli interventi di emergenza e urgenza, la telemedicina migliora il collegamento tra gli specialisti sanitari e lo scambio delle informazioni cliniche per la gestione dei pazienti, divenendo una risorsa utile anche per la Protezione Civile quando interviene in situazioni di calamità.

Quali sono i limiti di sviluppo e di applicazione?

Con la Comunicazione n. 689 del 04/11/2008 l’Unione Europea ha promosso lo sviluppo dei servizi di telemedicina e identificato i limiti che possono rallentarne la diffusione tra i cittadini. 

L’elemento umano resta centrale anche nella telemedicina: la fiducia di medici e pazienti è essenziale per poter incentivare e far accettare l’utilizzo di queste nuove pratiche. Il medico deve avere una preparazione specifica sull’utilizzo degli strumenti di telemedicina e degli aspetti relazionali e comunicativi, perché non opera più nel proprio ambulatorio, ma in un ambiente digitale che lo mette in contatto con l’ambiente privato del paziente. Ad esempio, in una televisiva, è facile per il medico vedere elementi dell’abitazione privata del paziente sullo sfondo. Diventa dunque importante imparare a gestire questa dinamica e capire come comportarsi con i possibili inconvenienti tecnici. 

I sistemi di telemedicina devono garantire alti livelli di sicurezza nel trattamento dei dati sanitari dei pazienti e devono essere supportati da un’infrastruttura tecnologica solida, specialmente nelle aree rurali e periferiche, che maggiormente possono beneficiare della telemedicina, ma dove spesso non è presente un’infrastruttura di rete capace di garantire una buona copertura. 

Infine, i singoli Stati europei devono fornire indicazioni chiare sulle modalità d’uso della telemedicina e sulla validità delle certificazioni rilasciate.

Il quadro normativo italiano

Le Linee di indirizzo nazionali del Ministero della Salute incentivano l’adozione delle pratiche di telemedicina, considerandole una risorsa strategica per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e negli ultimi quattro anni le risorse del PNRR (Missione 6, Componente C1) sono state destinate anche allo sviluppo della telemedicina per migliorare il supporto ai pazienti cronici.

La Legge 02/12/2025 n. 182, art. 58 apre alla possibilità di ottenere i certificati di malattia con una visita a distanza (telecertificazione), tuttavia l’applicazione di questa norma è ancora limitata per due motivi:

  1. le modalità di rilascio dei certificati devono ancora essere definite dalla Conferenza Stato-Regioni (l’articolo 117 della Costituzione prevede che la tutela della salute sia una questione che riguarda sia lo Stato che le Regioni e affida a quest’ultime il compito di definire i dettagli con cui applicare i principi della legge nazionale);
  2. queste disposizioni si applicano nello specifico ai dipendenti pubblici, perché vanno a modificare l’articolo 55-quinquies del Decreto legislativo 30/03/2001 n. 165 che riguarda le norme generali sul lavoro nel settore pubblico.

Inoltre, la stessa Legge 02/12/2025 n. 182, art. 60 estende alle farmacie la possibilità di erogare servizi di telemedicina in base alle competenze e alla preparazione del personale della farmacia, rendendole dei punti di erogazione di servizi sanitari più accessibili al cittadino, integrando gli strumenti digitali per facilitare il rapporto con il sistema sanitario

Conclusioni

La telemedicina migliora le condizioni di vita di pazienti e caregiver e fornisce un’assistenza medica continuativa, riducendo gli spostamenti, le ospedalizzazioni e i costi.

In attesa che possa diventare una pratica consolidata, è necessario investire sulla formazione dei medici e dei cittadini per un utilizzo consapevole ed efficace, definire un quadro normativo chiaro, che permetta ai medici di usare la telemedicina in modo sicuro e migliorare la penetrazione della rete internet veloce nelle aree interne.

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