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Competenze digitali: l’Italia insegue l’Europa, ma mancano 236mila professionisti

L’Italia si trova oggi davanti a una sfida decisiva per il proprio futuro economico: colmare un gap strutturale di competenze tecnologiche che rischia di frenare la crescita del Paese. Secondo il recente rapporto dell’Osservatorio sulle Competenze Digitali 2025, promosso da AICA, Anitec-Assinform e Assintel in collaborazione con Talents Venture, servirebbero 236.000 nuovi occupati specializzati nell’information and communication technology (ICT) per allineare l’Italia alla media dei partner europei.

Un mercato a due velocità

Nonostante la domanda di profili tecnologici sia altissima, il sistema non riesce a soddisfarla. Tra gennaio 2024 e settembre 2025 sono stati pubblicati su LinkedIn oltre 222.000 annunci di lavoro per professioni digitali, ma ogni due offerte pubblicate entra nel mercato solo un nuovo professionista (circa 73.000 ingressi annui). Questo forte “mismatch” evidenzia una difficoltà cronica nel reperire talenti qualificati, un ostacolo che colpisce duramente soprattutto le piccole e medie imprese.

Le nuove frontiere: intelligenza artificiale e cybersecurity

La ricerca di esperti sta cambiando rapidamente a causa dell’esplosione dell’intelligenza artificiale (IA) generativa. Nell’ultimo anno, le richieste per figure come i “prompt engineer” sono cresciute del 112%, segnale che le aziende stanno integrando l’IA in modo operativo nei propri processi. Resta altissima anche la guardia sulla sicurezza: le offerte di lavoro legate al profilo di “cybersecurity engineer” sono aumentate del 70% per far fronte alle minacce informatiche sempre più frequenti.

Il paradosso dell’analfabetismo digitale di base

Mentre il mercato corre verso l’IA, la base della popolazione fatica ancora con gli strumenti elementari. Dal risultato di test strutturati su un campione di assessment di studenti, docenti e lavoratori emerge come solo il 30% dei partecipanti raggiunga la sufficienza nell’uso del computer e appena il 17% dichiari di saper utilizzare correttamente strumenti comuni come i sistemi di office automation. Questo “analfabetismo funzionale digitale” impedisce a molti cittadini di sfruttare appieno i servizi online e le infrastrutture moderne.

La formazione: tra ritardi universitari e dinamismo degli istituti tecnici

Il sistema formativo fatica a tenere il passo. Sebbene l’offerta di corsi ICT sia in crescita, dei nuovi corsi di laurea attivati per l’anno accademico 2025-2026 solo il 12% riguarda materie tecnologiche. Un segnale di speranza arriva dagli istituti tecnici superiori, dove le iscrizioni in area ICT sono aumentate del 37%, dimostrando una maggiore capacità di rispondere velocemente alle esigenze delle aziende.

Quattro pilastri per il rilancio

Per superare questa emergenza, l’Osservatorio propone una strategia basata su quattro pilastri fondamentali:

  • rafforzare il sistema formativo, rinnovando l’offerta di università e istituti tecnici e promuovendo la co-progettazione dei corsi con le imprese
  • promuovere il digitale come materia trasversale sin dalla scuola primaria (sulla base anche della legge 20/08/2019, n. 92 che ha introdotto l’educazione alla cittadinanza digitale) e combattere gli stereotipi di genere (oggi solo il 35% degli iscritti ai corsi ICT in senso ampio è donna)
  • creare un dialogo permanente tra scuole, ricerca e mondo produttivo per definire standard di competenze condivisi
  • investire pesantemente nell’aggiornamento dei lavoratori attivi per evitare che vengano esclusi dalla transizione tecnologica.

Il deficit di oltre 200mila specialisti non è solo un numero, ma rappresenta innovazioni non realizzate: la strategia deve essere quella di valorizzare le competenze e il talento delle persone come fondamento per rendere l’Italia un Paese competitivo e moderno.

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