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Il bilancio che pensa al futuro: la sfida intergenerazionale nei Comuni italiani

Mentre i fondi scarseggiano e la demografia cambia forma, alcune città italiane stanno sperimentando un modo nuovo di fare programmazione pubblica, attraverso il bilancio intergenerazionale. Non più solo numeri in pareggio, ma scelte misurate rispetto impatto sulle generazioni future. Un cambiamento di paradigma che parte dal basso, e che IFEL e ANCI vogliono portare a standard nazionale.

Il bilancio intergenerazionale

Il bilancio intergenerazionale è un patto di responsabilità tra generazioni, pensato per lasciare ai cittadini dei prossimi anni una comunità più solida, equa e vivibile. Si tratta di uno strumento con cui il Comune programma le proprie scelte tenendo conto dei bisogni attuali dei cittadini, ma anche degli effetti che produrranno sulle nuove generazioni.

Questo strumento serve per attuare il principio di sostenibilità secondo il quale ogni comunità deve poter crescere senza scaricare sui cittadini futuri debiti, costi ambientali o carenze nei servizi.

All’interno di un bilancio intergenerazionale gli effetti di una decisione sulle future generazioni devono essere valutati in modo esteso e integrato, tenendo in considerazione le diverse politiche quali lavoro, casa, mobilità, energia, scuola, digitale, welfare, ambiente e qualità degli spazi pubblici.

Il bilancio intergenerazionale è un’opportunità sia per i giovani, in termini di formazione, lavoro, partecipazione, sia per gli anziani per quanto riguarda servizi di prossimità, accompagnamento, inclusione sociale e valorizzazione del loro ruolo nella comunità. La redazione di un bilancio intergenerazionale è una cornice dentro la quale realizzare i documenti di programmazione, il bilancio e i progetti territoriali perché rende più trasparente il modo in cui vengono usate le risorse pubbliche e più chiaro chi ne beneficia.

Il contesto finanziario

Il nuovo Patto di stabilità europeo introduce una programmazione a sette anni che, se ben sfruttata, può creare le condizioni per riforme vere.

I dati ISTAT riportano come al 1 gennaio 2024, l’indice di vecchiaia italiano ha raggiunto quota 199,8 anziani ogni cento giovani sotto i 14 anni: quasi due over-65 per ogni under-14. Entro il 2045, secondo lo scenario mediano ISTAT, il rapporto potrebbe arrivare a 3 a 1. La fascia produttiva tra i 15 e i 64 anni si contrarrà di quasi 8 milioni di persone entro il 2050.

Per un Comune, questo non è solo un dato sociologico; è una mappa delle entrate tributarie future, della domanda di servizi, della composizione degli elettori, del tessuto economico locale. Un Comune che oggi decide come allocare le sue risorse sta, di fatto, decidendo per una comunità con una struttura demografica completamente diversa da quella attuale.

L’evoluzione degli obiettivi

La finanza pubblica locale ha attraversato tre fasi: efficienza, efficacia e oggi impatto. Negli anni ’90 i Comuni puntavano a rimettere ordine nei conti e recuperare fiducia. Negli anni 2000 l’attenzione si è spostata sui risultati, con bilanci sociali e accountability. Oggi l’attenzione è posta a quale comunità si vuole costruire attraverso scelte pubbliche che avvengono in un contesto di longevità e risorse economiche crescenti. Il bilancio intergenerazionale nasce proprio da quest’ultima esigenza e richiama l’equità verso le generazioni future.

IFEL, con il progetto “Impatti”, lavora proprio a strumenti per misurare gli effetti delle decisioni di oggi su chi vivrà nei territori domani.

Tre laboratori comunali

Le esperienze pilota che IFEL ha portato all’assemblea annuale di ANCI, con la partecipazione diretta dei referenti di Bologna, Milano e Parma, mostrano come la realizzazione di un bilancio intergenerazionale possa declinarsi in modi diversi in funzione del contesto locale.

Parma: la bollinatura generazionale

Parma è il caso più avanzato e il più citato: dal 18 novembre 2024, il Comune ha reso obbligatoria la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) su tutti gli atti amministrativi, delibere e determine incluse. Ogni atto deve essere classificato come generazionale, neutro o potenzialmente generazionale. Una sorta di “bollinatura” aggiuntiva a quella già prevista per la regolarità contabile e amministrativa.

Lo strumento, chiamato Youth Check, è il primo modello europeo di valutazione di impatto generazionale delle politiche locali, sviluppato in collaborazione con la School of Government della Luiss Guido Carli, coordinata dal professor Luciano Monti. La base teorica si fonda sull’Indice del divario generazionale e sulla distinzione tra misure generazionali (rivolte esclusivamente ai giovani tra 14 e 35 anni), potenzialmente generazionali (che li coinvolgono indirettamente) e antigenerazionali (che li penalizzano).

Ogni funzionario del Comune di Parma ha così uno strumento per decidere quale ricaduta generazionale una decisione può produrre. Questo approccio è stato decisivo per portare Parma a vincere il titolo di Capitale europea dei giovani per il 2027, superando quattro città finaliste europee con la valutazione più alta.

Bologna: i giovani e il Documento unico di programmazione

Il 23 dicembre 2022 viene approvato un ordine del giorno del Consiglio comunale per contrastare l’incertezza giovanile e la disparità intergenerazionale. Da quell’ordine del giorno è iniziato un percorso che ha portato a inserire nel Documento unico di programmazione (DUP) del 2024 una sezione specifica dedicata alle giovani generazioni.

Il DUP di Bologna, basato su quattro aree (educazione, lavoro, inclusione e benessere), contiene ora indicatori misurabili per valutare gli impatti delle politiche pubbliche sulle nuove generazioni: formazione sulla sicurezza stradale correlata al numero di denunce, tassi di occupazione giovanile, accesso all’istruzione, indicatori di inclusione e benessere.

Milano: ecologia e partecipazione

Milano ha portato il bilancio intergenerazionale sul terreno della transizione ecologica e dell’urbanistica partecipata. Il “Piano aria e clima” del Comune fissa obiettivi di riduzione significativa degli spostamenti su auto privata entro il 2030, come passaggio verso una città più ciclabile e sostenibile.

L’elemento distintivo dell’approccio milanese è il coinvolgimento attivo dei giovani come soggetti del processo decisionale, non solo come beneficiari delle politiche. Il bilancio intergenerazionale diventa una “cerniera di partecipazione”; uno strumento per coinvolgere le nuove generazioni nelle scelte urbanistiche, nella pianificazione del verde, nella definizione delle priorità di investimento. Un laboratorio di democrazia deliberativa con una base finanziaria solida.

Le sfide aperte

Ci sono tre nodi critici che emergono dall’analisi delle esperienze pilota.

Il primo è il dato. La granularità delle informazioni disponibili a livello comunale è spesso insufficiente per costruire analisi generazionali affidabili. I dati ISTAT sono strutturati su scala nazionale o regionale, raramente disaggregati per fasce d’età a livello di singolo comune, e ancor più raramente aggiornati in tempo reale.

Il secondo nodo è la competenza. La valutazione di impatto generazionale è un adempimento che richiede una formazione adeguata non sempre disponibile, soprattutto nei piccoli Comuni.

Il terzo nodo è rappresentato dal rischio che il bilancio intergenerazionale diventi una semplice “bollinatura burocratica” senza incidere sulle scelte reali. Come già accaduto con altri strumenti valutativi, il punto decisivo è evitare che l’adempimento formale sostituisca una vera revisione delle decisioni pubbliche.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella programmazione generazionale

C’è un fattore che nei documenti ufficiali viene ancora trattato in modo timido ma che nella pratica sta diventando sempre più rilevante: l’uso di strumenti di analisi predittiva e di intelligenza artificiale per supportare la programmazione generazionale. Incrociare dati demografici, flussi migratori, andamento dei tributi locali, domanda di servizi, indicatori e trend nazionali per produrre simulazioni sull’impatto a 10 o 20 anni di una scelta di investimento, non è fantascienza. È quello che fanno già alcuni strumenti di business intelligence avanzati. Il problema è la capacità di integrare queste analisi nel flusso di lavoro reale dei Comuni.

IFEL ha indicato la direzione: trasformare i dati in patrimonio informativo per nuove progettualità, usando analisi predittiva per anticipare tendenze e informare le scelte. È qui che si gioca la vera partita perché si tratta di costruire strumenti semplici, integrati nei gestionali e utilizzabili dalle competenze esistenti.

Un percorso concreto

La Fondazione IFEL e ANCI hanno annunciato per il 2025 la pubblicazione di linee guida nazionali con un set di indicatori adattabile a Comuni di diverse dimensioni, piccoli, medi e grandi. È un passo nella direzione giusta. Ma ci sono alcune condizioni che, dal mio osservatorio di lavoro quotidiano con decine di comuni lombardi, sembrano indispensabili perché la cosa funzioni davvero.

Prima condizione: la semplicità operativa. Le linee guida devono tradursi in strumenti scaricabili, in istruzioni operative chiare, in un numero limitato di indicatori obbligatori (cinque o sei al massimo) e in una lista di indicatori facoltativi per chi vuole approfondire. Meno è meglio, se il poco viene davvero fatto.

Seconda condizione: l’integrazione con i sistemi esistenti. Ogni Comune usa un gestionale per la contabilità e per gli atti amministrativi. La valutazione di impatto generazionale deve diventare un campo in quel gestionale.

Terza condizione: la formazione continua. Parma ha investito nella formazione di politici e tecnici. È un investimento che deve diventare strutturale, con percorsi specifici veicolati attraverso IFEL, ANCI, UPEL e le scuole di formazione regionali. Il tema non può essere delegato al singolo Comune.

Quarta condizione: la misurazione pubblica. Se i risultati del bilancio intergenerazionale non diventano visibili ai cittadini, il meccanismo di accountability non scatta. Andrebbero pubblicati in modo accessibile, comparabili tra comuni simili, integrati nei siti istituzionali accanto ai dati del bilancio finanziario. La trasparenza è il motore del cambiamento culturale.

Una questione di responsabilità, prima che di tecnica

Il bilancio intergenerazionale non risolve la scarsità di risorse e non inverte la curva demografica, ma cambia la domanda che ci si pone davanti a ogni scelta di spesa. Quello che sta succedendo a Parma, Bologna e Milano è interessante non tanto per i risultati già ottenuti, quanto per il cambio di mentalità che rappresenta. Inserire “il tempo” e il “futuro” nell’algoritmo decisionale pubblico, come ha efficacemente formulato IFEL, significa accettare che l’amministrazione locale costruisce il suo futuro.

Costruire quegli strumenti, semplici e integrati nella vita reale dei Comuni, è la sfida che IFEL, ANCI e chiunque lavori sulla trasformazione della Pubblica amministrazione locale si trova davanti. La posta in gioco è la qualità del futuro che stiamo costruendo insieme.

In fondo essere di buoni antenati è la responsabilità più grande che ha ognuno di noi.

Nota: Il webinar completo sul bilancio intergenerazionale organizzato da IFEL è disponibile sul canale YouTube della Fondazione cliccando qui.

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