La verifica dell’età per l’accesso a siti internet e servizi online è uno dei temi…

Turismo di prossimità e cittadinanza digitale: la tecnologia al servizio delle comunità
Ormai ogni grande evento, di qualunque natura, comporta inevitabilmente disagi per i residenti: parcheggi pieni, centri commerciali invasi, traffico bloccato; il tutto accompagnato talvolta dalla impossibilità di godersi l’evento stesso. In questo panorama di cannibalismo turistico, anche alle amministrazioni comunali non resta che utilizzare gli strumenti delle grandi città per promuovere il proprio territorio, ovvero eventi catalizzatori in grado di attirare l’attenzione, ma con effetti talvolta critici.
La gentrificazione dei Comuni italiani
Termini come overtourism e gentrificazione non appartengono più al mondo della ricerca sociolinguistica, che riflette scenari ipotetici di migrazioni umane, ma sono oggi fenomeni concreti dell’economia comportamentale che rispondono alle esigenze della contemporaneità.
Se, da un lato, l’interconnessione continua e fluida tra cittadini provenienti da tutto il mondo avvicina le culture dando a tutte uno spazio di visibilità mondiale, dall’altro, la necessità di affrontare una vertiginosa ascesa del turismo ha comportato un interesse maggiore verso la reputazione locale, quella che oggi si chiama la “brand identity” di un Comune. Ciò ha determinato una crescente attenzione al decoro urbano, alla pulizia e alla qualità delle attività commerciali del centro. Da qui nasce un problema da non sottovalutare: la città è prima di tutto dei cittadini, non dei turisti.
Da un turismo di massa a uno di prossimità
In Italia ci sono quasi 7.000 Comuni con una popolazione inferiore a 10.000 abitanti, che rappresentano l’85% del totale dei Comuni italiani. Si tratta di località e borghi senza nome nelle grandi tappe d’Italia, ma portatori di un valore culturale che ancora sfugge alle logiche del consumismo di massa. Sono luoghi che soffrono di “scarsa visibilità”, soprattutto nei canali digitali che sono i principali mezzi di informazione e di ispirazione per il tempo libero e il turismo. Spesso percepiti, a torto, come destinazioni minori per dedicargli un tempo tanto prezioso come quello della nostra società frenetica e che appaiono silenziosi sui nostri navigatori, in attesa di essere visti e dimostrare il vero significato di “turismo lento e consapevole”.
Una cittadinanza digitale per il turismo
In questo contesto, dall’ascolto delle comunità, emerge l’opportunità di estendere i concetti della cittadinanza digitale anche al turismo, dando vita a un modello di turismo digitale che valorizzi il plurale dei “territori” e il polimorfismo della cultura italiana. In questa prospettiva, gli strumenti digitali non rappresentano soltanto una vetrina informativa, ma diventano spazi di partecipazione attiva, accesso consapevole ai contenuti e co-creazione di esperienze. I visitatori possono così esplorare virtualmente le città prima della visita fisica, pianificando itinerari in modo più efficiente e informato grazie a interfacce intuitive e a semplici comandi di navigazione, con evidenti benefici in termini di gestione del tempo e di scelta delle tappe a cui dedicare maggiore attenzione.
Questa strategia trae origine dalla Convenzione di Faro del 2005, un trattato internazionale multilaterale del Consiglio d’Europa, che riconosce il diritto delle persone a partecipare alla vita culturale e a beneficiare del patrimonio culturale. All’interno della convenzione (articolo 14) le parti si impegnano a sviluppare l’utilizzo delle tecnologie digitali per migliorare l’accesso all’eredità culturale e ai benefici che ne derivano, potenziando le iniziative che promuovano la qualità dei contenuti, tutelando la diversità linguistica e culturale nella società dell’informazione, adoperandosi per abbattere gli ostacoli che limitano l’accesso alle informazioni sull’eredità culturale, specialmente a fini educativi, proteggendo nel contempo i diritti di proprietà intellettuale.
Pensare a una cittadinanza digitale orientata alla promozione del turismo significa assumere l’ambizione di decentralizzare i flussi rispetto ai grandi poli attrattivi e di restituire centralità a luoghi nei quali il turismo non coincida con un consumo bulimico di musei e monumenti, ma con la scoperta di una cultura nelle sue molteplici espressioni: dalla storia politica alla gastronomia, dalle architetture simboliche del paesaggio alle mode che hanno attraversato i secoli.
