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Cosa succede ai nostri account social e alla nostra identità digitale dopo la morte

Hai mai pensato a cosa succederà ai tuoi account social, alla tua e-mail e a tutti i tuoi contenuti digitali dopo la tua morte? Magari improvvisa?  Se la tua risposta è no, questo articolo serve proprio ad inquadrare il problema e a farsi trovare preparati. Com’è consuetudine pensare alle disposizioni legate ai propri beni materiali, infatti, anche il proprio “patrimonio digitale” ha bisogno di attenzioni.

Non vogliamo che un’intelligenza artificiale distopica continui a postare per noi, o a scrivere articoli con il nostro stile o ad interagire coi nostri colleghi utilizzando la nostra mail aziendale.

(per gli amanti del genere suggerisco la puntata di Black Mirror “Torna da me”).

Scherzi a parte, necessari a sdrammatizzare l’argomento, il destino del nostro patrimonio digitale è importante: senza una pianificazione chiara, i nostri eredi potrebbero trovarsi di fronte a problemi inaspettati che si aggiungerebbero al dolore della perdita.

Ma cos’è il patrimonio digitale?

Lasciare ai nostri eredi un dispositivo come uno smartphone o un PC non significa automaticamente permettergli di accedere ai dati in esso contenuti.

Anche se il nostro erede avesse le password per accedere, non è detto che abbia legalmente il diritto ad usarle!

La questione risulta quindi molto complessa, partiamo dal definire il patrimonio digitale con alcuni esempi.

Per patrimonio digitale di una persona possiamo intendere tutti i suoi documenti digitali offline e online (come quelli sul cloud), nomi di dominio, account di posta elettronica, profili di social network, ma anche beni con valore economico, criptovalute, collezioni di NFT, abbonamenti digitali e molto altro.

Le regole di successione possono considerarsi differenti a seconda che l’oggetto sia il supporto sul quale è salvato il dato, il dato medesimo o un dato personale che costituisce un elemento identificativo della personalità del defunto.

Per quest’ultimo esempio pensiamo a tutti i contenuti che potrebbero restare in rete dopo la morte di un nostro familiare: potrebbero essere utilizzati contro la volontà dello stesso, con tutti i risvolti che ne potrebbero conseguire.

Contratti con le piattaforme e il quadro normativo

Concentriamoci proprio sui dati che ci identificano online, molti di questi sono caricati su piattaforme che operano su scala globale e sono soggette alle normative in cui hanno la sede legale, e non è detto che sia Italia o Unione Europea: pensiamo a Meta, Google, Microsoft, TikTok e molte altre.

Per questo motivo i casi giurisprudenziali più noti vedono contrapposti gli eredi e le società a cui abbiamo affidato il nostro patrimonio digitale con veri e propri contratti al momento dell’iscrizione.

Quello che ne scaturisce sono conflitti tra le norme proprie dell’ordinamento dello Stato che gestisce il dato e quelle dello stato della persona deceduta.

La normativa di riferimento in Italia sul tema è il Decreto legislativo 10/08/2018, n. 101 che ha esteso l’articolo 17 del GDPR anche per le persone defunte, il diritto ad essere dimenticati come “diritto all’oblio” antagonista del concetto di “diritto alla memoria”, uno scontro che ci fa riflettere profondamente, oltre ai temi legali.

Senza addentrarci in labirinti tipici degli aspetti legislativi in merito alla  trasmissibilità agli eredi di questi contratti con le piattaforme dopo la morte, è importante per ognuno di noi conoscere come queste piattaforme permettano di esprimere le nostre volontà o accogliere richieste da parte dei nostri eredi.

Come le piattaforme gestiscono i dati dei defunti

Diverse piattaforme hanno implementato soluzioni specifiche per la gestione degli account di utenti deceduti:

  • Contatto erede, servizi come Facebook permettono di designare un “contatto erede” che potrà gestire l’account dopo il decesso, con delle limitazioni, per tutelare la memoria del defunto
  • Chiave di accesso erede, questa è la modalità di accesso che offre Apple a partire da IoS 15.2, per saperne di più consulta la loro informativa
  • Identificazione del decesso,  alcune  richiedono un certificato di morte e la prova del rapporto di parentela per consentire l’accesso ai dati, anche alcuni provider di SPID fanno così
  • Gestione account inattivo, è invece lo strumento che mette a disposizione la suite di Google, clicca qui per scoprire la funzionalità
  • Rimozione dei contenuti dai motori di ricerca, Google offre la possibilità di richiedere la rimozione di contenuti legati a persone decedute dai risultati di ricerca basandosi sui criteri di una sentenza della corte di giustizia europea, per saperne di più è possibile consultare la loro panoramica sul diritto all’oblio.

Utile anche la lettura di questa pagina del Garante Privacy che ha provato ad accorpare le modalità di tutte le principali piattaforme in rete.

Quindi cosa fare?

Alla complessità del tema si aggiunge l’assenza di normative chiare sulla successione del patrimonio digitale: non è infatti neppure regolata la possibilità di lasciare testamenti o disposizioni anticipate.

In attesa che il legislatore si occupi in maniera più dettagliata della questione, possiamo proteggerci usando gli strumenti già disponibili, controllando le impostazioni degli account e informandoci sulle opzioni a disposizione per designare un erede digitale in ogni contesto della vita in rete.

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