Il digitale in Italia è in forte crescita, come testimoniato dal rapporto di Anitec-Assinform. Ma…

Fine del PNRR e tendenze del settore ICT, lo scenario per la pubblica amministrazione
Il nuovo aggiornamento del rapporto “Il Digitale in Italia 2025, Previsioni 2025-2028” di Anitec-Assinform conferma una crescita del mercato digitale italiano da 84,2 miliardi di euro nel 2025 a circa 91,5 miliardi nel 2028, con un tasso medio annuo del +2,8%. All’interno di questo perimetro, la spesa ICT della pubblica amministrazione (centrale e locale) rappresenta una delle componenti più dinamiche, con tassi di crescita superiori alla media almeno fino al 2026, sostenuti dagli investimenti del PNRR.
Nel 2025, la spesa ICT della pubblica amministrazione centrale si attesta attorno ai 4,6 miliardi di euro, mentre quella della pubblica amministrazione locale intorno ai 2,3 miliardi, con una crescita media annua rispettivamente del +6,1% e +4,7% fino al 2028. Questi investimenti sono prevalentemente concentrati su cloud, interoperabilità dei dati, cybersecurity e piattaforme digitali per i servizi al cittadino.
Il cloud computing, che nel 2025 vale complessivamente 8,6 miliardi di euro nel mercato italiano, cresce a un tasso medio annuo del +12%. Per la pubblica amministrazione questo significa il consolidamento di infrastrutture condivise e l’abbandono progressivo dei data center locali: un passaggio che ha già coinvolto oltre il 65% dei progetti PNRR di migrazione cloud avviati dagli enti locali, con effetti diretti sulla stabilità e disponibilità dei servizi digitali offerti ai cittadini.
Un altro asse quantitativamente rilevante è quello dei dati e dell’interoperabilità. I progetti legati alla Piattaforma digitale nazionale dati (PDND) risultano tra i più avanzati del PNRR, con un livello di completamento superiore al 90% a metà 2025. Questo dato è significativo perché abilita servizi basati sul principio “once-only”, riducendo duplicazioni documentali e tempi di istruttoria: in alcuni procedimenti anagrafici e tributari, le sperimentazioni mostrano riduzioni dei tempi di gestione superiori al 30-40%.
L’intelligenza artificiale, pur partendo da valori assoluti più contenuti (circa 1,2 miliardi di euro nel 2025), è la tecnologia con la crescita più elevata, con un tasso medio annuo del +24% fino al 2028. Nella pubblica amministrazione, l’adozione è ancora marginale ma in rapido aumento: le prime applicazioni riguardano assistenza agli operatori, chatbot informativi e analisi documentale. In ambito servizi al cittadino, i progetti pilota mostrano una riduzione fino al 50% delle richieste ripetitive agli sportelli e un miglioramento sensibile dei tempi di risposta.
Sul fronte della cybersecurity, la spesa ICT italiana raggiunge 2,3 miliardi di euro nel 2025, con una crescita media annua del +12% fino al 2028. La pubblica amministrazione è tra i settori più esposti: nel solo primo semestre 2025, gli attacchi informatici verso enti pubblici sono aumentati di oltre +50%, rendendo necessari investimenti strutturali in sicurezza. Per i cittadini, questo si traduce in una maggiore continuità dei servizi digitali e in una riduzione del rischio di interruzioni su servizi essenziali come anagrafe, sanità e pagamenti.
Un ambito di forte impatto diretto sui cittadini è la sanità digitale. La spesa ICT sanitaria raggiunge 2,73 miliardi di euro nel 2025, con una crescita media annua del +7,6% fino al 2028. Telemedicina, Fascicolo sanitario elettronico ed Ecosistema dati sanitari sono i principali driver. L’obiettivo è rendere interoperabili i dati sanitari a livello nazionale ed europeo entro il 2026, con benefici stimati in termini di riduzione delle visite improprie e miglioramento della presa in carico dei pazienti cronici.
Nonostante questi numeri positivi, permangono criticità strutturali. Oltre il 75% degli enti locali dichiara una forte dipendenza da fornitori esterni per la gestione ICT e circa il 66% dei Responsabili per la transizione digitale ha un profilo prevalentemente amministrativo, con competenze tecniche limitate. Questo fattore rischia di rallentare la trasformazione dei servizi digitali in assenza di un rafforzamento delle competenze interne.
Infine, l’impatto del PNRR sulla spesa ICT è destinato a ridursi progressivamente: dai 2,9 miliardi di euro del 2025 si passerà a 2,1 miliardi nel 2026, per poi scendere a 0,9 miliardi nel 2027 e azzerarsi nel 2028. Questo dato rende evidente che la sostenibilità dei servizi digitali per i cittadini dipenderà sempre più dalla capacità della pubblica amministrazione di integrare l’ICT nella spesa ordinaria e nella programmazione strategica.
L’aggiornamento del rapporto Il Digitale in Italia 2025, Previsioni 2025-2028 conferma una traiettoria di crescita positiva, ma in progressivo rallentamento del mercato ICT, con un ruolo sempre più centrale dei servizi, del cloud, della cybersecurity e dell’intelligenza artificiale. I dati evidenziano che la spinta straordinaria del PNRR è destinata a esaurirsi nel 2027, rendendo cruciale il passaggio a modelli di investimento strutturali e sostenibili. Per la pubblica amministrazione ciò implica il consolidamento delle piattaforme digitali già avviate e un rafforzamento della governance e delle competenze interne. Nel complesso, l’aggiornamento rafforza la lettura di una trasformazione digitale ormai irreversibile, ma sempre più legata alla capacità di generare valore stabile per il cittadino.
