Il visto per i nomadi digitali e per i lavoratori da remoto, istituito con il…

Elenco ufficiale degli influencer, cos’è e come funziona
È ufficialmente online la procedura per l’iscrizione all’elenco degli influencer, un passo storico segnato dalla delibera AGCOM n. 197/25/CONS. Se fino a ieri il mondo dei content creator sembrava muoversi in una zona grigia, oggi l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha tracciato una linea netta sulla sabbia digitale, dividendo i creatori in due categorie: i “rilevanti” e tutti gli altri.
Ma cosa significa questa distinzione per la cittadinanza digitale? E come si colloca questa norma italiana nel grande mosaico delle regole europee e delle piattaforme private?
Chi deve iscriversi: il concetto di “rilevanza“
L’obbligo di iscrizione non colpisce chiunque abbia un profilo social. L’AGCOM ha introdotto il concetto di “influencer rilevante“, applicando criteri quantitativi precisi. Per essere tenuti alla compilazione del modulo online (e rischiare sanzioni fino a 103.000 euro in caso di mancata iscrizione), un creatore deve soddisfare cumulativamente dei requisiti economici, ossia deve svolgere tale attività a fronte del pagamento di un corrispettivo in denaro, prodotti, servizi, benefici o qualsiasi altra utilità, oppure di responsabilità editoriale, superando una di queste soglie su almeno una piattaforma in cui opera: 500.000 follower, oppure 1.000.000 di visualizzazioni medie mensili .
Basta superare questi numeri su un solo social (per esempio TikTok) per essere vincolati al rispetto del nuovo Codice di condotta su tutte le piattaforme utilizzate, incluse quelle dove si hanno pochi seguaci.
Il dubbio sulle soglie: perché dividere il mondo in due?
La scelta di fissare queste soglie ha generato un dibattito acceso. La logica dell’Autorità è quella di assimilare i “grandi” influencer ai canonici fornitori di servizi di media audiovisivi (come le televisioni), presumendo che, superata una certa massa critica, l’impatto sull’opinione pubblica e sui consumatori sia tale da richiedere controlli stringenti.
Tuttavia, questa suddivisione solleva interrogativi cruciali sulla natura stessa dell’influenza digitale. Un “micro-influencer” con 50.000 follower molto fidelizzati in un settore sensibile (come la salute o la finanza) può generare un impatto qualitativo ben superiore a un profilo di 600.000 follower di puro intrattenimento. L’attuale sistema rischia di lasciare fuori dal radar della vigilanza attiva (e dall’elenco) proprio quelle nicchie dove il rischio di abuso della credulità popolare è più alto.
Tra Stato, Europa e algoritmi: un labirinto di regole
Un aspetto fondamentale che il cittadino digitale deve considerare è che questo elenco non nasce nel vuoto. Gli influencer si trovano ora a dover navigare tra tre livelli di “leggi”.
- Le regole delle Piattaforme (Community Guidelines): Facebook, Instagram, TikTok e YouTube possiedono già strumenti sofisticati per segnalare i contenuti sponsorizzati (come l’etichetta “Paid Partnership”). Le associazioni di categoria hanno fatto notare che aggiungere ulteriori obblighi grafici o hashtag imposti dall’AGCOM (come la dicitura “in elenco AGCOM” nella bio) potrebbe creare conflitti con le interfacce delle app o addirittura penalizzare la visibilità dei contenuti a causa degli algoritmi.
- Il Regolamento Europeo (Digital Services Act – DSA): L’Europa ha già varato il DSA, una normativa potente che impone trasparenza e responsabilità alle piattaforme online per creare uno spazio digitale più sicuro. Mentre l’UE punta a regolare i “contenitori” (le piattaforme), l’Italia con questo elenco sta provando a regolare direttamente i “contenuti” dei creatori. Resta da capire se questo doppio binario creerà una maggiore tutela o solo un appesantimento burocratico.
- La normativa nazionale: AGCOM applica ora il Testo Unico (TUSMA) agli influencer, equiparandoli alle TV per quanto riguarda la tutela dei minori e la pubblicità.
Non solo i “Big”: le regole valgono per tutti
Un equivoco diffuso è che chi non raggiunge i 500.000 follower possa fare ciò che vuole. Ovviamente non è così. Anche se l’iscrizione all’elenco riguarda i “rilevanti”, tutti gli influencer, anche i più piccoli, sono soggetti ai principi generali.
- Divieto di pubblicità occulta: La trasparenza è un dovere universale. Chiunque riceva un corrispettivo deve renderlo riconoscibile.
- Tutela dei minori: è vietato pubblicare contenuti gravemente nocivi per lo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori.
- No all’odio e alla discriminazione: i contenuti non devono mai istigare alla violenza o all’odio, né offendere la dignità umana.
Inoltre, in forza di un altro Regolamento AGCOM (298/23/CONS), i contenuti audiovisivi che violano lo sviluppo psico fisico dei minori, che inneggiano all’odio o ledono i diritti dei consumatori possono essere oggetto di un ordine di rimozione che l’Autorità rivolge direttamente alle piattaforme.
Verso una cittadinanza digitale consapevole e tutelata
L’istituzione di questo elenco segna un punto di svolta storico, ma non è certo un punto di arrivo. La cronaca recente ci ha insegnato una lezione inequivocabile: gli influencer non sono più semplici intrattenitori, ma nodi centrali della rete informativa, capaci di orientare l’opinione pubblica e i consumi con una forza pari, se non superiore, ai media tradizionali.
Tuttavia, regolare questi processi resta una sfida titanica. Il mercato digitale è un organismo fluido, che cambia pelle, piattaforme e linguaggi a una velocità mostruosa, evolvendosi spesso molto più rapidamente di quanto la burocrazia riesca a scrivere le norme. Le soglie numeriche fissate oggi potrebbero essere obsolete domani, superate da nuove forme di interazione o da nuovi algoritmi.
Abbiamo raggiunto il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Massimiliano Capitanio che ci ha ricordato come “L’Autorità ha il dovere di leggere per tempo i mutamenti dell’ecosistema digitale. Con l’elenco degli influencer e le linee guida abbiamo intercettato le esigenze di tutela degli utenti e le prime spinte regolatorie europee, costruendo regole chiare, certe e proporzionate. È un percorso nato dal confronto con i principali attori del settore: la condivisione delle regole fa bene a tutti” e ancora “La parola chiave è responsabilità, insieme alla trasparenza. Tutela dei minori, contrasto alla disinformazione e agli usi manipolativi dell’IA, correttezza pubblicitaria e protezione del diritto d’autore sono i nostri capisaldi. L’obiettivo non è comprimere l’innovazione, ma garantire concorrenza leale con i media tradizionali e proteggere i cittadini più vulnerabili. La regolazione serve ad accompagnare il mutamento, non a soffocarlo“.
